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Zamponi, R. 2012. ‘Per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese attribuito a Matteo...

Date post: 14-Nov-2023
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Per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese attribuito a Ricci e Ruggieri1 Raoul Zamponi L’opera presa in esame è un testo manoscritto “anepigrafo”

(§ 1) e “adespoto” (§ 2) sprovvisto anche di una data esplicita e dell’indicazione del luogo in cui fu redatto (§ 3). Si tratta di un dizionario portoghese-cinese (DPC) di notevole ampiezza (§ 5) e di eccezionale importanza essendo considerato il più antico dizionario di cinese mandarino (§ 6) in una lingua occidentale che si conosca – oltreché il più antico dizionario bilingue portoghese che utilizza una lingua straniera moderna2 – e per il primo tentativo europeo di trascrizione del cinese mediante i caratteri dell’alfabeto latino applicato su vasta scala che esso presenta3. Occupa le carte 32-165 di un volume miscellaneo (§ 4) ritrovato, nel 1934, dal sinologo Pasquale M. D’Elia, S.J. nell’Archivio della Compagnia di Gesù a Roma (Archivum Romanum Societatis Iesu) dove è tuttora conservato4. È dai più considerato un frutto della collaborazione tra i missionari gesuiti Matteo Ricci (Macerata, 1552-Pechino,

1 Questo lavoro si avvale delle ricerche in corso in un progetto curato da chi

scrive, sostenuto dal Comitato Promotore Celebrazioni Padre Matteo Ricci e dall’Istituto Matteo Ricci per le Relazioni con l’Oriente di Macerata e dal Pio Sodalizio dei Piceni di Roma, finalizzato ad un’edizione diplomatica dell’opera con corredo di note e commenti.

2 Fa ciò presente, sin dal titolo, un breve ma importante articolo dedicato al DPC: D. Messner, O primero dicionário bilingue português que utilizza uma língua estrangeira moderna, «Verba Hispanica», 5, 1995, pp. 57-65.

3 Si osservi anche che le forme yué (cantonesi), hakka e mǐn (fukienesi) contenute nel dizionario (vd. § 2) sono i primi vocaboli delle rispettive lingue trascritti in caratteri latini giunti a noi.

4 Il dizionario fu per molto tempo ritenuto smarrito. Vedi J. A. Levi, O dicionário português-chinês de Padre Matteo Ricci, S.J. (1552-1610): uma abordagem históricolinguistica, University Press of the South, New Orleans 1998, p. 15.

66 raoul zamponi

1610) e Michele Ruggieri (Spinazzola [Barletta-Andria-Trani], 1543-Salerno, 1607) durante la loro residenza a Zhàoqìng, nel sud della Cina, nel quinquennio 1583-1588.

1. Il titolo dell’opera

In una nota manoscritta, apposta il 6 ottobre 1934 sulla prima carta del volume che contiene il DPC, D’Elia qualifica questo, e l’intero volume, quale «dizionario europeo-cinese», come fece poi in una comunicazione che offre la prima descrizione dell’opera5. Successivamente D’Elia assegnerà al volume il titolo Dizionario portoghese-cinese6 ripreso da John W. Witek per l’edizione in fac-simile, del 2001, del (solo) dizionario7 ed anche, in modo diretto o attraverso Witek, da quant’altri hanno avuto modo di occuparsi dell’opera ed oggi invalso (anche nelle sue varie traduzioni) a tal punto da non poter che essere ripreso in questo contributo8.

2. Gli autori

Il DPC fu attribuito da D’Elia a Michele Ruggieri e Matteo Ricci (D’Elia 1938) e la summenzionata nota del sinologo ripor-ta quanto segue:

5 P. M. D’Elia, Il primo dizionario Europeo-Cinese e la fonetizzazione italiana del cinese, in Atti del XIX Congresso Internazionale degli Orientalisti: Roma, 23–29 settembre 1935, Tipografia del Senato, G. Bardi, Roma 1938, pp. 172-178.

6 P. M. D’Elia, Fonti ricciane: documenti originali concernenti Matteo Ricci e la sto-ria delle prime relazioni tra l’Europa e la Cina (1579-1615), vol. II, pte. II, libri IV-V: Da Nanciam a Pechino (1597-1610-1611), La Libreria dello Stato, Roma 1949, p. 32, n. 1.

7 M. Ruggieri, M. Ricci, Dicionário português-chinês = 葡漢辭典 = Portuguese-Chinese dictionary, a cura di J. W. Witek, Biblioteca Nacional Portugal, Lisbona, In-stituto Português do Oriente (IPOR), Macao, Institute for Chinese-Western Cultural History, San Francisco 2001, pp. 29-68.

8 Malgrado il suggerimento di Barreto (Review essay: John W. Witek, SJ (ed.), Dicionário português-chinês (attributed in this edition to) Michele Ruggiero [sic] and Matteo Ricci, «Bulletin of Portuguese/Japanese Studies», 5, 2002, pp. 124-125) del suggestivo titolo «Vocabulary of the language of China with the equivalents in Por-tuguese, done by some priests and catechists from the Company of Jesus as well as by other scholarly and working Chinese and Portuguese» per un’opera da considerarsi sì collettiva, ma non in questi termini (vd. oltre § 4).

67per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

Questo è il Dizionario Europeo – / Cinese fatto da Ruggieri – Ricci. / È il primo del genere. / La romanizzazione è italiana, proba- / bilmente del Ricci – spesso scrittura del Ruggieri. / Al Principio c’è il primo / cate-chismo verso il 1583-1588 e alcune nozioni di cosmografia. / Dicembre di 1583–1588. Molto prezioso. / 6.10.34 / P. M. D’Elia, S.J.

L’opera, in effetti, riflette sia la calligrafia di Ruggieri che quella di Ricci nel “lato europeo” costituito dai lemmi in por-toghese e dalla trascrizione in caratteri latini dei lemmi cinesi in sinografia (cfr. § 7). Da attribuire alla mano del primo sono in particolare i lemmi della seconda, ampia parte del dizionario – la sezione D-Z (cc. 72r-156r) – e la romanizzazione dei traducenti cinesi sia nella prima che nella seconda parte del manoscritto, contrariamente a quanto indicato da D’Elia, ma come sostenuto da Witek9 sulla base di un confronto calligrafico tra il DPC ed una lettera autografa del padre pugliese. Furono invece scritti da Ricci i lemmi della prima parte del dizionario corrispondente alla sezione A-C (cc. 32r-66v)10. Ma tutto ciò, in definitiva, non troppo conta se si tiene presente la stretta collaborazione che deve essere intercorsa tra i due gesuiti nella stesura dei lemmi (cfr. § 5) e la natura stessa dell’opera. Come sottolinea Barreto (2003:120), il DPC è infatti, essenzialmente, uno strumento di-dattico ideato da Ricci e Ruggieri ma probabilmente utilizzato ed integrato anche da altri missionari (europei) del collegio di Macao (vd. oltre § 3), vale a dire un’opera lessicale di consulta-zione in fieri, destinata, molto più verosimilmente, ad un ampio gruppo di confratelli gesuiti che all’uso esclusivo dei due italiani, i quali, a tal fine, avrebbero potuto, più comprensibilmente, re-digere un lemmario con intestazioni nella loro lingua materna11.

Pur nell’ottica di un’opera collettiva va, a questo punto, ri-conosciuto l’apporto di chi ha tracciato sulle sue carte, in carat-teri cinesi, i traducenti dei lemmi e di chi ha indicato a Ruggieri la pronuncia dei caratteri vergati.

9 John W. Witek, Introdução, in M. Ruggieri, M. Ricci, Dicionário português-chinês = 葡漢辭典 = Portuguese-Chinese dictionary, cit., p. 19.

10 Le cc. 32r e 72r del DPC sono riprodotte nelle figg.1 e 2. 11 Il dizionario si caratterizza comunque per un’unidirezionalità portoghese>cinese

e richiede reference skills (padronanza dell’alfabeto latino, conoscenza della lingua latina – usata in certe voci – e di convenzioni grafiche) difficilmente disponibili, nel tardo XVI sec., a soggetti di lingua madre cinese (sinitica).

68 raoul zamponi

È evidente, osservando la scrittura, che quasi l’intero “lato cinese”, rappresentato dai traducenti cinesi in sinografia, si deve all’elegante mano di un unico amanuense cinese. Solamente al-cune aggiunte, che ampliano il corredo di informazioni delle traduzioni introdotte o forniscono traducenti per lemmi rimasti senza glossa, riflettono infatti una diversa calligrafia che, per l’e-secuzione piuttosto o alquanto trascurata dei sinogrammi, sem-bra essere, in vari casi, quella di un europeo.

Si ritiene invece che più di un collaboratore cinese abbia in-dicato a Ruggieri la pronuncia di gran parte dei caratteri vergati giacché la loro romanizzazione riflette una notevole eterogenei-tà “dialettale”12. Emergenze di pronunce meridionali fanno in particolare ritenere a Barreto13 che l’opera assembli «parole ed espressioni che furono raccolte da mercanti portoghesi [di Macao] e dai loro interpreti cinesi, da piloti14, dal senato e dalle comunità marittime e commerciali cinesi» ed inducono Yáng15 a supporre che, a collaborare con Ruggieri e Ricci, furono “insegnanti” hàn originari del Guǎngdōng e del Fújiàn sicuramente non di lingua madre mandarina. Per lo meno uno di essi, secondo Yáng, era un parlante hakka ed almeno un altro un parlante fukienese origina-rio forse della città Xiàmén (Amoy).

Un’attenta analisi della trascrizione di Ruggieri dei tradu-centi in sinografia rivela, effettivamente, la presenza nel DPC di un cospicuo numero di voci sinitiche non mandarine.

Un certo numero di queste forme sono, senza dubbio, “me-ridionalismi”, non assegnabili tuttavia con sicurezza ad un par-ticolare sistema linguistico: possono essere ricondotte ad una va-rietà di cantonese (C), ad un dialetto hakka (H) e/o al fukienese (F) (vd. tab. 1)16.

12 L. F. Barreto, A fronteira cultural, «Revista Macau», 58, 1997, p. 55; P. F.-M. Yáng, Dicionário português-chinês de Michele Ruggieri e Matteo Ricci: introdução histórico-linguística, in M. Ruggieri, M. Ricci, Dicionário português-chinês = 葡漢辭典 = Portuguese-Chinese dictionary, cit., pp. 56-62.

13 L. F. Barreto, Review essay: John W. Witek, SJ (ed.), Dicionário português-chinês (attributed in this edition to) Michele Ruggiero [sic] and Matteo Ricci, cit., p. 120.

14 Sono coloro che guidano una nave lungo rotte stabilite.15 P. F.-M. Yáng, Dicionário português-chinês de Michele Ruggieri e Matteo Ric-

ci: introdução histórico-linguística, cit., p. 68.16 Le forme cantonesi riportate in questa e nelle successive tabb. 3. 5 e 7 sono del co-

siddetto “cantonese standard”. Quelle hakka appartengono invece a diversi dialetti (non

69per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

Fig. 1 – C. 32r del Dizionario portoghese-cinese (Jap.-Sin. I, 198), Archivio ro-mano della Compagnia di Gesù.

70 raoul zamponi

Fig. 2 – C. 72r del Dizionario portoghese-cinese.

71per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

Tab. 1 Forme sinitiche meridionali presenti nel DPC

Poss

ibile

font

e de

l “m

erid

io-

nalis

mo”

C, H

C, H

, F

C, H

C, H

C, H

, F

C, H

C, H

Sign

ifica

to

‘str

etto

, an-

gust

o’

‘dif

ficile

, ar-

duo’

‘dov

ere’

‘cop

erch

io;

copr

ire’

‘sal

ute,

be-

ness

ere’

‘cam

biar

e,

tras

form

are;

sc

iogl

iere

, sc

iogl

iers

i; di

geri

re’

‘fuo

co’

Fuki

enes

e

[tsɪk

⁷]

[kan

1 ]

[kai

¹]

[kai

⁵]

[kʰɔ

ŋ1 ]

[hua

⁵]

[ho3 ]

Hak

ka

[tsak

7 ], [

tsat

7 ]

etc.

[kan

1 ], [

kien

1 ]

etc.

[koi

1 ], [

kai1 ]

et

c.

[koi

5 ]

[kʰo

ŋ1 ]

[fa5 ]

[fo3 ]

Can

tone

se

[tsaːk

3 ]

[kaːn

1 ]

[kɔi

1 ]

[kɔi

3 ]

[hɔːŋ

1 ]

[faː3 ]

[fɔː2 ]

Car

ta/e

98v

122r

80v,

83v

, 12

2r, 1

23v

53r,

56r,

58v,

63

r, 89

v, 1

04r,

147v

, 148

r

153r

115v

, 130

v

121r

Rom

aniz

za-

zion

e

<ça>

<can

>

<coi

>

<coi

, coy

>

<cum

>

<fa>

<fo>

Car

atte

re

窄 艱 該 盖 康 化 火

72 raoul zamponi

C, H

C, H

, F

H, F

C, H

C, F

H, F

C, H

, F

C, H

, F

C, H

‘mar

e’

‘acc

ordo

, pa

tto’

‘den

tro,

in-

tern

o’

‘dur

o, r

igid

o,

ferm

o, in

fles-

sibi

le’

‘bat

tere

, pic

-ch

iare

‘ste

le, l

apid

e’

‘imm

oral

e,

diss

olut

o’

‘med

icin

a,

farm

aco’

‘ess

ere,

sta

re,

esse

re in

vit

a’

[hai

3 ]

[iɔk7 ]

[lue⁶

]

[ŋiz

⁶]

[pʰa

7 ]

[pi1 ]

[tɔŋ7 ]

[iɔk8 ]

[tsai

⁶]

[hoi

3 ]

[je¹]

, [jo

¹],

[jɘʔ⁷

] etc

.

[lui3 ]

, [nu

i5 ],

[nui

6 ]

[ŋaŋ

5 ], [

ŋaŋ6 ]

etc.

[pok

7 ]

[pi1 ]

[tʰoŋ

3 ]

[jok8 ]

, [zo

k8 ]

[tsʰo

i1 ],

[tsʰa

i1 ] e

tc.

[hɔi

2 ]

[jœ

ː3 ]

[nɔi

6 ]

[ŋaːŋ

6 ]

[pʰa

ːk2 ]

[pei

1 ]

[tɔːŋ

6 ]

[jœ

ːk6 ]

[tsɔi

6 ]

88r,

91r,

106v

, 10

9r, 1

10v,

11

1v, 1

17r,

140r

, 140

v

60v,

83r

128v

, 149

v

77v,

85r

, 90r

, 12

5r

72v

56r,

57v,

11

8r

104v

43v,

53r

, 88

v, 1

09v,

11

8r, 1

19r,

131r

, 133

r

35r–

155r

pa

ssim

<hoi

hoy>

<io,

yo>

<lui

>

<ngh

en,

nghẽ

>

<pa>

<pi>

<tum

>

<yo>

<zoi

>

海 約 内 硬 拍 碑 蕩 藥 在

meglio precisati) mentre quelle fukienesi sono state tratte tutte dalla varietà di Xiàmén. Si tenga presente che, con il termine cantonese, ci si riferisce ad un gruppo di dialetti della lingua yué parlati nelle provincie del Guǎndōng e del Guǎngxī ed oggi diffusi anche presso la gran parte delle comunità cinesi stanziate nei paesi occidentali. I dialetti hakka (o kèjiā) sono invece parlati nel Guǎndōng centro-settentrionale e nell’area più meridio-nale del Jiāngxī, oltreché presso numerose comunità sparse dal Shìchuān fino a Taiwan. Con fukienese (o hokkienese) si intende un gruppo di dialetti, del complesso linguistico mǐn (ramo meridionale), diffusi nel Fújiàn meridionale e nel Guǎndōng orientale. Yué (oltre 55 milioni di parlanti), hakka (circa 30 milioni di parlanti) e mǐn (circa 70 milioni di parlanti) sono generalmente classificati come membri del gruppo meridionale (o non mandarino) delle lingue sinitiche assieme a wú, gàn e xiāng.

73per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

In ogni caso, vari di questi “meridionalismi” compaiono nel DPC assieme al loro corrispettivo “settentrionale” mandarino (vd. tab. 2)17.

Tab. 2 Forme mandarine equivalenti a quelle non mandarine della tab. 1

Carattere Romanizza-zione

Carta/e Mandarino Significato

窄 — — [ʈʂai3] ‘stretto, angu-sto’

艱 — — [tɕæn1] ‘difficile, arduo’

該 <cai> 76r, 119r [kai1] ‘dovere’

盖 <cai> 78r, 89v [kai4] ‘coperchio; coprire’

康 — — [kʰaŋ1] ‘salute, benes-sere’

化 <cua> 35r–154r pas-sim

[xʷaː4] ‘cambiare, trasformare; sciogliere, scio-gliersi; digerire’

火 <cuo, guo> 34v–149r passim

[xʷoː3] ‘fuoco’

海 <hai> 58v, 62v, 122r [xai3] ‘mare’

約 — — [ɥeː1] ‘accordo, patto’

内 — — [nəi4] ‘dentro, interno’

硬 <chen> 61r–64r [kəŋ3] ‘duro, rigido, fermo, infles-sibile’

拍 — — [pʰai1] ‘battere, pic-chiare’

碑 <pai> 53v, 127v [pəi1] ‘stele, lapide’

蕩 — — [taŋ4] ‘immorale, dis-soluto’

藥 — — [jau4] ‘medicina, far-maco’

在 <zai, zaj> 85r–144v passim

[tsai4] ‘essere, stare, essere in vita’

17 Le forme mandarine riportante in questa e nelle successive tabb. 4, 6 e 8 ap-partengono al pǔtōnghuà, l’attuale “lingua comune” della Cina. La loro trascrizione fonetica tiene conto di D. San, The phonology of Standard Chinese, Oxford Univer-sity Press, Oxford 2000.

74 raoul zamponi

Car

atte

re

Rom

aniz

za-

zion

eC

arta

/eH

akka

Can

tone

seFu

kien

ese

Sign

ifica

to

Tab. 3 Forme hakka presenti nel DPC脚

<chi

o>44

v−15

0v

pass

im[k

iok7 ]

[kœ

ːk³]

[kʰa

8 ]‘p

iede

活<f

a>93

r, 15

5r[f

at8 ]

[uːt6 ]

[h

uat⁷]

‘viv

ere’

環<f

an>

129r

[fan

2 ], [

van2 ]

et

c.[w

aːn4 ]

[hɪŋ

²]‘a

nello

换<f

an>

121r

[fan

5 ], [

van5 ]

etc.

[uːn

6 ][h

uan⁶

]‘s

cam

biar

e, c

am-

biar

e’

糊<f

u>13

0v[f

u2 ][u

ː4 ][h

ɔ²]

‘pas

ta, s

alsa

den

sa’

戶<f

u>10

3v[f

u3 ], [

fu1 ]

etc

.[u

ː6 ][h

ɔ⁶]

‘por

ta; c

onto

婚<f

un>

118r

[fun

1 ][f

ɐn1 ]

[huŋ

¹]‘m

atri

mon

io’

痕<f

un>

116r

[fun

2 ], [

hen2 ]

etc.

[hɐn

4 ][h

un5 ]

‘impr

onta

, tra

ccia

堆<t

oi>

76v

[toi1 ]

[tɵɥ1 ]

[tui¹]

‘cum

ulo,

muc

chio

短<t

on>

32v,

53v

, 63v

, 83

r, 89

v[to

n3 ][ty

ːn2 ]

[tuan

³]‘c

orto

緞<t

on>

72r

[tʰon

6 ][ty

ːn6 ]

[tu

an⁶]

‘ras

o’ (

n.)

75per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

Vi sono poi forme che richiamano specificamente una varietà di hakka (non ancora identificata; tab. 3).

Anche questi elementi, per lo più, si alternano nel dizionario con il loro equivalente mandarino (tab. 4).

Tab. 4 Forme mandarine equivalenti a quelle hakka della tab. 3

Carattere Romanizza-zione

Carta/e Mandarino Significato

脚 <chieu> 151v [tɕau3]a ‘piede’

活 — — [xʷoː2] ‘vivere’

環 <guã> 45r [xʷæn2] ‘anello’

换 — — [xʷæn4] ‘scambiare, cambiare’

糊 — — [xʷuː4] ‘pasta, salsa densa’

戶 <cu> 76v [xʷuː4] ‘porta; conto’

婚 <cuõ> 58r [xʷən1] ‘matrimonio’

痕 — — [xən2] ‘impronta, traccia’

堆 <tui> 42v, 120v, 126v, 140r

[tʰʷəi1] ‘cumulo, muc-chio’

短 <tuon, tuõ> 105v, 133r [tʰʷæn3] ‘corto’

緞 — — [tʷæn4] ‘raso’ (n.)

a Cinese 'phags-pa (XIII sec.) [kɛu] (W. S. Coblin, A handbook of 'Phags-pa Chinese, University of Hawai’i Press, Honolulu 2007, p. 154).

76 raoul zamponi

Car

atte

re

Rom

aniz

-za

zion

e>C

arta

/eC

anto

nese

Hak

kaFu

kien

ese

Sign

ifica

to

Tab. 5 Forme cantonesi presenti nel DPC

柑<c

on, c

õ>11

1r, 1

13r

[kɐm

1 ][k

am1 ]

[kam

¹]‘m

anda

rino

’a

敢<c

on>

90r

[kɐm

2 ][k

am3 ]

[kam

³]‘o

sare

服<f

o>81

v, 9

3r, 9

7r,

109r

, 114

r, 14

3r, 1

54r

[fɔːk

6 ]

[fuk

8 ][h

ɔk⁸]

‘abi

to, v

esti

to’

小<s

iu>

57v

[siu

2 ][s

iau3 ]

[sia

u³]

‘pic

colo

得<t

a>33

v, 7

8v,

107v

[tɐk1 ]

[tet7 ]

[tɪk⁷

]‘o

tten

ere,

riu

sci-

re; c

ompl

emen

to

pote

nzia

le’

凳<t

ã>94

r[tɐ

ŋ3 ][te

n5 ][tɪ

ŋ⁵]

‘sga

bello

, pan

-ch

etta

天<t

in>c

127v

[tʰin

1 ][tʰ

ien1 ]

[tʰia

n¹]

‘cie

lo’

a Citrus reticulata.NB: Non si esclude che <siu> e <tin> possano rappresentare errori aplografici,

rispettivamente, per <siau> e <tien>.

77per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

Vi sono inoltre alcune forme assegnabili al cantonese (tab. 5), anche queste, in genere, assieme al loro equivalente mandarino (tab. 6).

Tab. 6 Forme mandarine equivalenti a quelle cantonesi della tab. 5

Carattere Romanizza-zione

Carta/e Mandarino Significato

柑 — — [kæn1] ‘mandarino’

敢 <cã> 119r [kæn3] ‘osare’

服 — — [fʷuː2] ‘abito, vestito’

小 <sciau, siau> 35v–155r passim

[ɕau3] ‘piccolo’

得 <te, ti> 34r–155r [tɤː2] ‘ottenere, riu-scire’

[tɤː] ‘complemento potenziale’

凳 — — [təŋ4] ‘sgabello, pan-chetta’

天 <tien> 40v–154r [tʰʲæn1] ‘cielo’

Si possono infine cogliere alcune forme fukienesi riconducibi-li al dialetto di Xiàmén (tab. 7).

Non inaspettatamente anche una parte di queste ulteriori forme non mandarine co-occorre nel DPC con il corrispettivo termine mandarino (tab. 8).

78 raoul zamponi

Car

atte

re

Rom

aniz

za-

zion

eC

arta

/eFu

kien

ese

Hak

kaC

anto

nese

Sign

ifica

to

Tab. 7 Forme fukienesi presenti nel DPC法

<cua

>15

0r[h

uat⁷]

[fap

⁷][f

aːt3 ]

‘le

gge,

mod

o, m

e-to

do’

費<c

uei,

quei

>77

v, 1

31v

[hui

⁵][f

ui5 ]

, [pu

i5 ]

[fi5 ]

[pi5 ]

[fɐi

3 ]‘s

prec

are,

spe

nde-

re; s

pesa

服<c

uo>

154r

[hɔk

⁸][f

uk⁸]

[fɔːk

6 ]

‘abi

to, v

estit

o’

蝠<h

o>12

0v[h

ɔk1 ]

[fuk

7 ], [

pʰit⁸

][f

ɔːk1 ]

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79per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

Tab. 8 Forme mandarine equivalenti a quelle fukienesi della tab. 7

Carattere Romaniz-zazione

Carta/e Mandarino Significato

法 <fa> 44v–151v passim

[faː3] ‘legge, modo, metodo’

費 <fi> 87r, 93r [fəi4] ‘sprecare, spendere; spesa’

服 — — [fʷuː2] ‘abito, vestito’

蝠 — — [fʷuː2] ‘pipistrello’

伏 <fu> 65r, 139v [fʷuː2] ‘prostrarsi; nascondersi’

粘 — — [nʲæn2] ‘appiccicoso, adesivo’

輦 — — [nʲæn3] ‘carro tirato a mano’

紐 <niu> 53r, 115r [nʲəu3] ‘bottone, pomello, ma-nico’

瑙 <nau> 56v [nau3] ‘agata, cor-niola’

Si dovrà, a questo punto, far caso all’adattamento di talu-ne forme “meridionali” alle regole fonologiche mandarine che comporta, ad es., la soppressione di [t] e [k] finali (vd. ça, tab. 1; fa, tab. 3; fo e ta, tab. 5; cua, cuo e ho, tab. 7) e la velarizzazione di [h] (vd., nella tab. 7, cua per [xwa(ː)], cuei per [xwəi] e cuo per [xwo(ː)]18).

Quanto alla distribuzione, all’interno del DPC, delle forme sinitiche meridionali trascritte da Ruggieri è invece opportuno tener presente la loro uniforme occorrenza nell’opera. Le forme hakka della tab. 3 possono essere osservate dalla prima carta del manoscritto (32v) alla penultima (155r) mentre quelle cantonesi dalla seconda (33v) alla terzultima (154r). È pur vero che i non molti elementi fukienesi compaiono soltanto nella seconda parte del dizionario (77v–154r), ma non su specifiche carte. Vi sono

18 Dal momento che il mandarino (anche quello del DPC) esclude la sillaba [xoː] la labializzazione di [x] dà luogo ad una sequenza ammessa.

80 raoul zamponi

inoltre, in alcune carte dell’opera, sovrapposizioni di forme hak-ka, cantonesi e fukienesi e, in particolare, sulla c. 89v, dove ton 短 hakka (tab. 3) co-occorre con coy 盖 cantonese (tab. 5), sulla c. 130v, dove vi è fa 化 cantonese o hakka (tab. 1) assieme a fu 糊 sicuramente hakka (tab. 3) ed a liu 紐 fukienese (tab. 7), e sulla c. 154r dove, proprio al di sotto di fo 服 cantonese (tab. 5) possiamo notare cuo 服 fukienese (tab. 7; vd. oltre).

Dobbiamo allora respingere l’ipotesi secondo la quale diver-si collaboratori hàn si sono avvicendati nella traduzione (fon-damentalmente) mandarina delle entrate portoghesi del DPC. Un’unica persona deve aver svolto questo compito: verosimil-mente qualcuno di lingua madre hakka, stabilitosi da tempo a Macao (città in cui il DPC fu, con ogni probabilità, concepito ed elaborato, come vedremo) – tanto da aver acquisito la lingua locale, il cantonese, che interferisce significativamente nella sua produzione in mandarino – dopo aver vissuto, con molta pro-babilità, a Xiàmén, altra importante città portuale della Cina sud-orientale, come rivela l’involontario uso che egli fa di alcune forme fukienesi assegnabili proprio al dialetto xiamenese.

Ci si può chiedere ora se questo traduttore hakka del DPC sia anche l’amanuense principale del “lato cinese” dell’opera.

Escluderemo innanzitutto che, contemporaneamente al tra-duttore hakka, possa essere intervenuto qualcuno addetto alla sola trascrizione in caratteri cinesi dei traducenti del diziona-rio: costui avrebbe certamente notato e segnalato le aberranti pronunce meridionali che Ruggieri puntualmente registra. Ma dobbiamo anche escludere che l’eventuale amanuense possa aver lavorato disgiuntamente dal cinese hakka: il DPC presenta infat-ti, qua e là, trascrizioni in caratteri latini di traducenti che non furono mai notati in sinografia, nonché traducenti in caratteri cinesi rimasti senza notazione alfabetica latina19.

Allo stato attuale delle conoscenze dell’entourage cinese di Ricci e Ruggieri a Macao nulla può essere detto circa l’identi-tà del cinese hakka che ritieniamo abbia fornito i traducenti in sinografia dei lemmi del DPC ed indicato al gesuita pugliese la

19 Il simbolo <+>, che compare in varie carte della prima parte del DPC, sembra proprio voler segnalare che il traducente in caratteri cinesi non è stato trascritto in caratteri latini.

81per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

loro pronuncia. Individuato il suo fondamentale contributo alla compilazione del DPC gli andrà, in ogni caso, riconosciuta un’au-torialità dell’opera equamente condivisa con Ricci e Ruggieri.

3. Datazione e localizzazione

È quasi certo che il DPC fu portato a Roma nel 1588 da Ruggieri assieme ad altri documenti redatti in Cina20 e, dal mo-mento che Ricci giunse a Macao il 7 agosto 158221, l’opera si colloca tra un inequivocabile terminus a quo (il 1582 appunto) ed un altamente probabile terminus post quem (il 1588). Yáng22 ritiene in particolare che il DPC sia stato compilato tra il 1583 ed il 1588 a Zhàoqìng, città non molto distante da Macao nella quale Ricci e Ruggieri, il 10 settembre del 1583, stabilirono la loro residenza. Alquanto incautamente, come fa notare Barre-to23, Yáng basa la propria datazione sui riferimenti temporali forniti da alcuni dei documenti rilegati, a Roma, assieme all’o-pera. Barreto24, dal canto suo, propone (e ripropone) l’ipote-si secondo cui il DPC sarebbe stato elaborato a Macao ed a Zhàoqìng a partire da raccolte lessicali realizzate a Macao, fin dal 1580, da «gruppi di portoghesi che rappresentavano i po-

20 Ruggieri fu inviato a Roma da Alessandro Valignano, superiore delle missioni gesuitiche delle Indie Orientali, soprattutto per organizzare un’ambasceria papale presso l’imperatore cinese Zhū Yìjūn (Wànlì) al fine di ottenere la libertà di predica-zione. Non fece più ritorno in Cina, sia perché il progetto fu abbandonato, sia perché oramai troppo vecchio per affrontare il lungo e pericoloso viaggio. Evidentemente Ruggieri portò con sé a Roma il DPC con l’intenzione di rendere accessibile all’Euro-pa una testimonianza fondamentale della cultura cinese: quella relativa alla lingua ed alla sua “strana” scrittura. Vedi F. A. Gisondi, Michele Ruggeri: missionario in Cina e primo sinologo europeo, Jaca Book, Milano 1999, p. 127, n. 17.

21 Ruggieri era in città già dal luglio del 1579.22 P. F.-M. Yáng, Dicionário português-chinês de Michele Ruggieri e Matteo Ric-

ci: introdução histórico-linguística, cit., p. 42.23 L. F. Barreto, Review essay: John W. Witek, SJ (ed.), Dicionário português-chinês

(attributed in this edition to) Michele Ruggiero [sic] and Matteo Ricci, cit., p. 118.24 L. F. Barreto, A fronteira cultural, cit.; Id., Review essay: John W. Witek, SJ

(ed.), Dicionário português-chinês (attributed in this edition to) Michele Ruggiero [sic] and Matteo Ricci, cit.; Id., Macao: an intercultural frontier in the Ming period, in L. Saraiva (a cura di), History of mathematical sciences in Portugal and East Asia II: Scientific practices and the Portuguese expansion in Asia (1498-1579), World Scien-tific Publishing Co., Singapore 2004, pp. 1-22.

82 raoul zamponi

teri commerciale, politico e religioso»25. È sin troppo evidente che Barreto, ignorando o trascurando l’identificazione, da par-te di Dieter Messner, di una fonte ben precisa da cui i lemmi del DPC furono attinti, vale a dire un dizionario di latino di Jerónimo Cardoso (cfr. § 5), basi le sue affermazioni sull’erro-nea convinzione che l’opera sia stata compilata ex novo in terra cinese e dia particolare risalto a tecnoletti (nautico, mercantile e militare) propri della popolazione portoghese di Macao, non tralasciando di registrare parole “di strada” che Ruggieri e Ric-ci, con una conoscenza tutto sommato piuttosto limitata del portoghese, non potevano senz’altro conoscere.

Vi sono però altri elementi che, a parere di chi scrive, spin-gono a considerare Macao, più che Zhàoqìng, il luogo in cui il DPC fu ideato ed elaborato.

Sappiamo innanzitutto, attraverso una sua lettera, che Ricci si dedicò allo studio del cinese non appena giunto nell’allora co-lonia portoghese.

Arrivassimo a questo porto in agosto e stessimo poco più d’un mese in mare… Subito mi detti alla lingua cina26.

E l’elaborazione di un dizionario di questa lingua, strumento essenziale a supporto del percorso di apprendimento intrapreso, ben si inquadra in quest’attività.

Va poi tenuto presente che, rilegate assieme al manoscritto del DPC, vi sono alcune carte integrative (vd. tab. 9) che non pos-sono essere attribuite né alla mano di Ricci o di Ruggieri né a quella dell’anonimo coautore hakka del dizionario. Contengono brevi liste di parole portoghesi non incluse nel DPC con accanto, tranne la c. 157, il traducente cinese notato soltanto in caratteri cinesi, secondo un verso di scrittura verticale dall’alto al basso, in righe disposte orizzontalmente. Come osserva Yáng27, alcune del-le parole portoghesi di queste liste denotano prodotti, titoli e luo-ghi cinesi (ad es. Am sam ‘Xiāngshān’, cantaõ ‘Canton’, cha ‘tè’,

25 L. F. Barreto, A fronteira cultural, cit., p. 52.26 Lettera inviata da Macao al p. Martino de Fornari, S.J, il 13 febbraio 1583,

in L, p. 45.27 P. F.-M. Yáng, Dicionário português-chinês de Michele Ruggieri e Matteo Ric-

ci: introdução histórico-linguística, cit., p. 41.

83per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

licjia28 ‘litchi, lici’, misso ‘condimento a base di soia fermentata’, mandarim darmada29 ‘mandarino d’armata’, mandarim de Letras ‘mandarino di lettere’, Maquao ‘Macao’); un paio (eclipse daluã30 ed eclipse do sol) richiamano invece il sapere astronomico dei mis-sionari gesuiti. È piuttosto improbabile che queste integrazioni al DPC siano state realizzate a Zhàoqìng da un missionario di pas-saggio, con un traduttore del posto, senza la collaborazione di Ricci e Ruggieri. Si può semmai ipotizzare che i due padri abbiano lasciato il DPC a Macao, allorché si trasferirono a Zhàoqìng, nel settembre del 1583, ad uso dei confratelli occidentali del collegio gesuitico (che, di fatto, finirono per ampliarlo un po’).

Parallelamente anche la seguente constatazione dovrebbe spingere a non datare oltre l’anno 1583 il DPC. Attraverso, anco-ra una volta, la corrispondenza di Ricci sappiamo che, nell’autun-no nel 1584, il gesuita maceratese ed il confratello pugliese aveva-no acquisito un alto grado di competenza comunicativa in cinese.

è già da un anno che iniziammo una casa e una cappella, che presto finiremo; in questo lasso di tempo ci siamo poco adoperati insegnare la dottrina a questa gente, perché tutto il nostro tempo se ne andava in lavo-ro e nell’apprendere le lettere cinesi, nelle quali, per grazia di Dio, siamo talmente a buon punto che potremmo predicare e confessare, qualora se ne presentasse l’occasione… Abbiamo scritto pure nella loro lingua il Pater noster e l’Ave Maria e i comandamenti31

Nella lingua siamo molto avanti e già mi par che posso e confessare e predicare32

Sappiamo inoltre che, l’anno successivo, Ricci aveva raggiun-to anche un buon grado di competenza ricettiva di testi scritti.

28 lichia.29 da armada.30 da lua.31 «… a ya un año que començamos una casa y capilla que acavaremos presto y

en este inter emos entendido poco en [en]señar esta gente, por la ocupación de la la-bor y de aprender las letras en lengua china; en lo qual, por la gracia de Dios estamos tan adelante que ya podríamos predicar y confesar quando ubiese oportunidad... Tenemos impreso en su letra el Pater noster y el ave Maria, los mandamientos...». Lettera inviata da Zhàoqìng a Giambattista Román il 13 settembre 1584, in L, p. 86.

32 Lettera inviata da Canton al p. Claudio Acquaviva, S.J, il 30 novembre 1584, in L, p. 93.

84 raoul zamponi

Come huomo, che qua mi pare che ho da finire quei puochi giorni che Iddio mi concederà di vita, mi vo accomodando et affetionando alla terra quanto posso, et ogni giorno vo potendo più, perché già parlo correntemen-te la lingua e comenzai a predicare ai christiani nella nostra chiesa, e di qui avanti habbiamo d’aprire la porta anco ad alcuni gentili che lo desiderano. Il simil feci nel leggere e scrivere le loro lettere, che pur sono alcune miglia-ia; ché vo intendendo molti libri solo, et tutti con qualsivolgia agiuto33.

Per contro il DPC rivela, da parte di Ricci e Ruggieri, uno scarso controllo delle traduzioni fornite dal coautore hakka, in-dice di una conoscenza ancora elementare della lingua mandari-na. Sembra sfuggire all’attenzione dei due gesuiti che i traducenti prodotti dal cinese sono talvolta inadeguati (vd. § 5) oltre al fatto che la lettura dei caratteri che egli effettua richiama non di rado, come abbiamo visto, forme lessicali delle diverse varietà sinitiche meridionali presenti nel suo repertorio ed è causa di incongruen-ze, anche patenti, come quella, già segnalata, che possiamo co-gliere sulla c. 154r, dove al carattere 服 (delle glosse di Vestidura ‘abbigliamento’ e Vestido de doo ‘vestito da lutto’) corrisponde la forma cantonese fo e, nella riga successiva, cuo fukienese.

Vestidura y fo. ye tau 衣服–透套領

Vestido de doo schiau cuo 孝服 衫 喪衣 喪服

Realizzato con ogni probabilità a Macao, il dizionario po-trebbe essere stato concepito non molto tempo dopo quel 7 agosto del 1582 in cui giunse, in tale località, Ricci e portato a termine, nella forma (incompleta) che conosciamo (vd. qui di seguito il § 4), qualche mese prima che il gesuita marchigiano ed il confratello Michele Ruggieri si trasferissero a Zhàoqìng34.

33 Lettera inviata da Zhàoqìng al p. Ludovico Manselli, S.J., il 10 novembre 1585; L, p. 109.

34 A supporto della datazione e localizazione del manoscritto qui proposte è op-portuno far presente che non è assolutamente certo che Ricci e Ruggieri disponessero a Zhàoqìng di una copia di quel dizionario latino di Cardoso a cui è fatto cenno e che, come vedremo (§ 5), fu fondamentale per la compilazione del “lato europeo” dell’o-pera. Per quanto ne sappiamo, attraverso una lettera inviata da Ricci nel novembre 1585 a padre Giulio Fuligatti, gli unici libri occidentali (non religiosi) che i due gesuiti avevano a disposizione nella residenza di Zhàoqìng erano due opere di cosmografia matematica: In Sphaeram Ioannis de Sacro Bosco commentarius di Cristoforo Clavio (Roma 1570) e De la sfera del mondo di Alessandro Piccolomini (Venezia 1540).

85per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

Lascia supporre ciò un implicito riferimento cronologico conte-nuto nell’opera messo in luce da Yáng35 (1989:207) che rivela il giorno ed il mese in cui l’ultima carta (156r) fu compilata. Si tratta di una formula latina, a chiusura del manoscritto (scritta dunque da Ruggieri) che, riferendosi a Gervasio e Protasio, ri-chiama il giorno della commemorazione liturgica dei due Santi, ossia il 19 giugno.

Laus Deo Virgniq mri36. / Diuis gervasio et protasio⟨.⟩ Ame. Iesus

Ed il 19 giugno a cui fa riferimento questo explicit, in base alle nostre osservazioni, è molto probabilmente quello dell’anno 158337.

4. Il manoscritto

Il DPC, come si è detto, è compreso fra le carte 32-156 del volume manoscritto rilegato che consta, complessivamente, di 190 fogli (in termini moderni, 380 pagine) in carta cinese di cm. 23 × 16,538. Già al momento del suo ritrovamento nell’Archi-vio romano della Compagnia di Gesù era contrassegnato da una segnatura: Jap[onica].-Sin[ica]. I, 198. Si ritiene che anche le va-rie carte che precedono e seguono il DPC siano state portate a

«Feci un orologio nel frontespicio della casa et adesso ando con un globo celeste; non so come mi riuscirà perché non ho libri; se non la opera del p. Clavio et il Pic-colomini» (L, p. 116).

35 P. F.-M. Yáng, The Portuguese-Chinese Dictionary of Matteo Ricci: a histo-rical and linguistic introduction, in Proceedings of the Second International Confe-rence on Sinology, Section on Linguistics and Paleography, vol. 1, Academia Sinica, Taipei, p. 207.

36 Virginique matri.37 Tenendo conto che Ruggieri trascorse il periodo che va dal 18 dicembre 1582

alla fine di marzo o ai primi di aprile dell’anno successivo fuori Macao (a Zhàoqìng per l’esattezza), il DPC sarebbe stato compilato durante le 19 settimane comprese tra il 7 agosto ed il 18 dicembre del 1582 e le circa 11 settimane che intercorrono tra la fine di marzo o i primi di aprile ed il 19 giugno del 1583. L’opera sarebbe insomma, presumibilmente, il frutto di circa sette mesi di paziente lavoro.

38 I fogli (viz. le carte) appaiono oggi numerati progressivamente da 1 a 189 e comprendono un foglio 40a (vd. nota 42). Alcuni di essi furono lasciati in bianco: 67, 68, 69, 70, 86. Altri tre furono scritti da un lato solo: 66v, 71r, 85v.

86 raoul zamponi

Roma da Ruggieri nel 1588 e che siano state in seguito rilegate assieme al dizionario, secondo un ordine sostanzialmente arbi-trario, da un addetto all’archivio. Il contenuto del volume è som-mariamente indicato nella tab. 9. Per una dettagliata descrizione dello stesso (viz. dei testi accorpati al DPC) si rimanda al saggio di Yáng più volte citato39.

Tab. 9 Contenuto dello Jap.-Sin. I, 198 dell’Archivio romano della Compagnia di Gesù

Carta/e Tipo di documento Autore/i

3r–7r Brossura dal titolo Pin ciù ven tà si gni (verosi-milmente 賓主問答辭意 ‘il significato di ciò che viene detto (lett. del parlare) nelle domande e ri-sposte tra un invitato ed un anfitrione’) in cinese romanizzato. Riporta il dialogo immaginario tra uno studioso cinese ed un missionario sulla fami-glia e su aspetti della vita quotidiana.

Ruggieri.

12r–16v Breve esposizione dei principi della fede cattoli-ca. In cinese non romanizzato, scritta da mano cinese, risale al 1586.

?

17r–23v Descrizione dei globi celeste e terrestre. ?

24r–26v Elenco di caratteri cinesi corrispondenti a sillabe con una parte (iniziale o finale) comune.

Probabilmente uno degli inse-gnanti di cinese di Ricci.

27r–31v Liste di parole: termini antonimi (con equiva-lente latino) occasionalmente romanizzati, nomi delle quattro direzioni, delle quattro stagioni, dei cinque elementi, dei ‘tronchi celesti’ (tiāngān 天干) e dei ‘rami terrestri’ (dìzhī 地支) etc.; termini medici; nomi delle 15 province dell’impero Míng etc.

Ruggieri e Ricci.

32r–156r

Dizionario portoghese-cinese. Ruggieri, Ricci ed anonimo ci-nese.

39 P. F.-M. Yáng, Dicionário português-chinês de Michele Ruggieri e Matteo Ric-ci: introdução histórico-linguística, cit., pp. 40-42.

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157r Lista di 21 parole portoghesi inizianti per <p>, disposte in ordine alfabetico, senza traduzio-ne cinese: la prima è parir ‘partorire’ e l’ultima parte ‘parte’. È sicuramente un’integrazione alla carta 127r del DPC segnalata sulla carta stes-sa attraverso il simbolo <|——> posto tra Parar cauallo [sic] e Particolar e la sottostante indica-zione ‘lees F.’ ‘leggi f[oglio]’.

?

158r–158v, 160r–169v, 172r–185v

Brevi liste di parole portoghesi, tradotte in cine-se (non romanizzato), vergate dalla stessa mano della c. 157r e, con ogni probabilità, ulteriori aggiunte al DPC.

?

170r–171v

Descrizione di un orologio solare. Sulla c. 170r vi è anche la lista dei nomi, latinizzati, delle 15 province cinesi con l’indicazione della loro lati-tudine.

?

173r Diagramma di un orologio solare. ?

186r–188v

Verdetto di condanna nei confronti di Cài Yīlóng 蔡一龍 (Martin), neofito che nel 1587 accusò falsamente Ruggieri di adulterio.

?

189r–189v

Brevi liste di parole: una dal titolo 人門 (‘classe umana’) ed un’altra dal titolo 地門 (‘classe terre-stre’). Sulla carta 189v vi sono due preghiere in latino ed annotazioni varie.

Le due preghiere furono scritte da Ruggieri.

5. Struttura e contenuto

Il DPC è un lemmario di quasi 6.500 voci ordinate, in base all’intestazione portoghese, in (un non rigoroso) ordine alfabe-tico, da Aba de vestidura (‘falda, lembo del vestito’) a Zunir a orelha (‘ronzare l’orecchio’). È organizzato in tre colonne: una sulla sinistra di ogni carta con i lemmi scritti da Ricci o Ruggieri, una sulla destra con l’equivalente cinese, in caratteri cinesi, della maggior parte dei lemmi ed una centrale, realizzata da Ruggieri, che riporta la trascrizione in caratteri latini della maggior parte dei caratteri cinesi. Le voci qui assunte come esempio (tratte dal-la c. 140r) vengono dunque trattate così40:

40 Revolver equivale a ‘rovistare, frugare’, Reuer a ‘rivedere’, Reuelar a ‘rivelare’ e Revirar a ‘rivoltare’.

88 raoul zamponi

Reuoluer seu 搜

Reuer zui cã 再看

Reuelar chiã min 讲明

Reuirar fan zuon 翻转

Dal recto della c. 32 al recto della c. 34 vi è anche una sor-ta di quarta colonna, a destra di quella dei traducenti cinesi in sinografia, che riporta la traduzione italiana dei lemmi in porto-ghese. La si deve a Ruggieri41 come indica, oltre alla calligrafia, il colorito pugliese dell’italiano (abrusciarse, callo ‘caldo’, cocoz-za, massaro, morsicare, pressa ‘fretta’).

I lemmi del DPC sono esattamente 6.47442. Consistono prevalentemente in una singola parola e, talora, in una lessia “composta” (una parola composta o in via di integrazione, come Catorze mil ‘quattordicimila’, c. 58r, e Tea daranha43 ‘ra-gnatela’, c. 148r) o “complessa” (una sequenza fissa di parole, come A redea solta ‘a briglia sciolta’, c. 45v, e De cabo a rabo ‘da cima a fondo’, c. 73v) oppure in un raggruppamento di pa-role nel quale non è ravvisabile un significato monosemico ed unitario (come Carne de cabra ‘carne di capra’, c. 57v, e Quatro noites ‘quattro notti’, c. 135v). Trentanove lemmi sono inoltre semplici rimandi ad altri lemmi del tipo: Desgraça vide desastre (‘disgrazia vedi disastro’, c. 80r), Maridar vide casar (‘maritare vedi sposare’, c. 117v).

Solo in un paio di casi segue al lemma l’indicazione della ca-tegoria grammaticale: De mais.aduerbiũ (‘troppo’ – ‘avverbio’, c. 75v) e Iantar, verbo (‘cenare’ – ‘verbo’, c. 108r), data l’omografia (e l’omofonia) con Iantar ‘cena’ della riga successiva44.

Gli omografi, come ad es. vela ‘vela’ e vela ‘sentinella, vigi-lante’ (c. 153v), sono trattati come lemmi distinti e, di norma, caratterizzati e differenziati per mezzo di un sinonimo o del ter-mine latino equivalente

41 P. M. D’Elia, Fonti ricciane: documenti originali concernenti Matteo Ricci e la storia delle prime relazioni tra l’Europa e la Cina (1579-1615), cit., p. 32, n.1.

42 Compresi i due, scritti da mano ignota, del frammento incollato (da un addet-to all’Archivio della Compagnia di Gesù) sul recto della carta 40a.

43 de aranha.44 A Iantar ‘cena’ è, in ogni caso, posposto l’articolo indeterminativo hum come

discriminatore di significato.

89per una nuova immagine del dizionario portoghese-cinese

Vela ciuõ põ 船篷

Vela vigia scieu ti 守的

E vengono così trattate, di regola, anche le voci polisemiche, come ad es. obrigado ‘obbligato; grato, riconoscente’ (c. 123v).

obrigado schiu liau 許了obrigado deuinctus coi cio 該着

L’ingresso di voci omografe è comunque preventivamente li-mitato facendo ricorso a lemmi multilessicali là dove vi sareb-bero casi di grafie coincidenti, come ad es. con toccar ‘toccare’ e toccar ‘suonare’ (c. 149v) o tronquo ‘ceppo, stirpe’, tronquo ‘tronco (d’albero)’ e tronquo ‘carcere, prigione’ (c. 152r)45.

Toccar mu. 摸Toccar as trõbetas zui hau teu 吹號令

Tronquo cau zu 高祖Tronquo d’aruore* mu teu 木頭Tronquo chiã 監

* Tronco de aruore.

5.510 delle 6.474 voci del DPC presentano una glossa. 964 voci, concentrate nella prima parte dell’opera, pur non essendo rinvii ad altra voce, appaiono non tradotte. In termini generali sono sprovvisti di glossa quei lemmi che consistono in:

– parole per le quali non esistono in cinese traducenti mono-lessematici (e che richiederebbero quindi perifrasi o spiegazioni) soprattutto per il fatto di denotare referenti estranei all’univer-so culturale cinese dell’epoca; ad es. Bamquero46 ‘banchiere’ (c. 50v), Biscoito47 ‘biscotto’ (c. 52r), Bonança ‘bonaccia’ (c. 52v), Bramido ‘bramito’ (c. 53v), cama ‘letto’ (c. 56r), colchaõ48 ‘ma-terasso’ (c. 59r) e vmildade ‘umiltà’ (c. 155v);

45 toccar e tronquo stanno, ovviamente, per tocar e tronco.46 Banqueiro.47 Biscouto.48 colchão.

90 raoul zamponi

– parole che derivano da un’altra parola registrata sullo stes-so lato della medesima carta e che non hanno sviluppato un si-gnificato distante da questa; ad es. cabrito ‘capretto’ < cabra ‘ca-pra’ (c. 55r), casinha ‘casetta’ < casa ‘casa’ (c. 58r), conheçimẽto ‘conoscenza’ < conheçer ‘conoscere’ (c. 60v) ed avverbi modali in -mente quali Brandamente ‘blandamente’ < Brando ‘blando’ (c. 53v) e Brevemente ‘brevemente’ < Breue [cousa] ‘(cosa) bre-ve’ (c. 53v).

Ma, rimasti senza glossa, sono anche, ad es., i lemmi Avoar ‘volare’ (48v), batalha ‘battaglia’ (51r) e quebrado ‘rotto, spez-zato’ (c. 135v).

Tra le voci che introducono un significato sconosciuto non tra-dotte vi è un buon numero di termini legati al Cristianesimo la cui resa in cinese avrebbe richiesto il ponderato conio di neologismi; ad es. amjo49 ‘angelo’ (c. 42v), baptismo ‘battesimo’ (c. 51r), bispo ‘vescovo’ (c. 52r), clerigo ‘chierico’ (c. 63v), cruxuficio ‘crocifisso’ (c. 64r), cristaõ50 ‘cristiano’ (c. 64r) e lo stesso termine Cristandade51 ‘Cristianesimo’ (c. 64r) e Trindade ‘trinità’ (c. 151v).

Le traduzioni dei lemmi, anche in considerazione della loro eterogenea natura, variano in complessità ed ampiezza. Ad un lemma può seguire una glossa che riporta uno o più traducenti (spesso separati da un trattino) ed un traducente può consistere in singola parola (vd. Lua ‘luna’ → iuo月, c. 113v), in un sintag-ma (vd. Outeiro ‘collina’ → siau san – yai san 小山 矮山, lett. ‘piccolo monte’ – ‘monte basso’, c. 125v), in una frase semplice (Ornear.asno ‘ragliare’ – ‘asino’ → lo chiau 驢叫, lett. ‘l’asino grida, raglia’, c. 125r) ed anche in un segmento testuale costruito mediante la tecnica della perifrasi (Fantasma ‘fantasma’ → yau quai schien schin 妖怪現形 妖精, lett. (all’incirca) ‘la creatura fantastica (in grado di trasformarsi in un animale, una pianta etc.) si rende visibile’ – ‘folletto, demone, animale divenuto uno spirito’, c. 100r; Praguexar52 ‘imprecare’ → chiã ta po hau – cuie pã 講他不好 – 譭謗, lett. ‘parlare di lui non bene’ – ‘calunniare’,

49 anjo.50 Christão.51 Christandade.52 Praguejar.

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c. 133r; Solta de cauallo53 ‘pastoia del cavallo’ → pã ta ma chio 綁他馬脚, lett. ‘legare i piedi del suo cavallo’, c. 145v).

Il significato dei traducenti è più o meno aderente a quello dei lemmi. L’aderenza è massima quando ad essere tradotte sono voci del lessico di base o che comunque denotato uno specifico referen-te concreto (caualo ‘cavallo’ → ma 馬, c. 58v; Enxofre ‘zolfo’ → leu quã 硫磺, c. 93v); solitamente parziale o scarsa negli altri casi. Possono allora darsi traducenti con un’estensione semantica più ampia del lemma portoghese (vd., nella tab. 10, caramelo e Iu-stiçar cõ catana) o, al contrario, più ridotta (vd., nella stessa tab., Espingarda, Merchãte, Passaro, Seda, Vnha de besta).

Tab. 10 Esempi di traducenti con estensione più o meno ampia dei rispettivi lemmi

Carta Lemma Significato del lemma

Traducente/i Significato del/i traducente/i

57r caramelo ‘ghiaccio’ scioi 水 ‘acqua’

97r Espingarda ‘fucile’ niau ciũ 鳥銃 ‘fucile per gli uc-celli’

109r Iustiçar cõ catana

‘giustiziare con una catana’

1. zan 斬2. 砍

1. ‘tagliare, recidere’2. ‘troncare, ta-gliare’

118v Merchãte ‘mercante’ fan gnieu ti 販牛的

‘mercante di bovini’

127r Passaro ‘uccello’ 1. niau co 鳥雀2. 禽

1. ‘(uccello) passero’2. ‘uccelli’

143r Seda ‘seta’ gu ssi 胡絲 ‘seta straniera’

155v Vnha de besta

‘unghia di ani-male’

ma ti 馬蹄 ‘zoccolo di cavallo’

Possono, soprattutto, darsi traducenti che esprimono una no-zione contigua a quella indicata dal lemma (tab. 11).

53 caualo.

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Tab. 11 Esempi di traducenti che esprimono una nozione contigua a quella del lemma

Carta Lemma Significato del lemma

Traducente Significato del traducente

34v Acutilarse ‘accoltellarsi’ siã scia 相殺 ‘uccidersi reci-procamente’

59r cometa ‘cometa’ cuo sin 火星 ‘Marte; scintilla’

65v çisquo a ‘immondizia’ fen 糞b ‘escrementi’

94v Escauar ‘scavare’ tiau 彫 ‘incidere, inta-gliare’

108v Iuiz ‘giudice’ cuon 官 ‘ufficiale, funzio-nario’

114r Luz ‘luce’ quam liam 光亮 ‘luminoso, splendente’

117v Matta ratosc ‘topicida’ mau cio lau sciu 猫捉老

‘il gatto cattura i topi’

121v Musica ‘musica’ ciã co 唱歌 ‘cantare’

229v Perpetuo ‘perpetuo’ ciã ciã 常常 ‘frequentemente, spesso, solita-mente’

130r Persuadir ‘persuadere’ 1. chiau 教 2. 訓

1., 2. ‘insegnare’

132r Porselanad ‘porcellana’ guoã 碗 ‘tazza, ciotola, scodella’

136r Queisoe ‘formaggio, cacio’

yeu gioj 牛乳 ‘latte vaccino’

143r Saude ‘salute’ pin ngon 平安 ‘tranquillo e sicuro’

150v Tũba ‘tomba’ cuõ chia 棺架 ‘bara, feretro’

a cisco.b Traduce anche Çuzidade (viz. Çugidade) ‘sporcizia’ (c. 65v).c Mata ratos.d Porçolana.e Queijo.

Talora è chiaramente ad un fraintendimento, più che all’ani-somorfismo esistente tra il portoghese ed il cinese, che va attri-buita la divergenza semantica che possiamo riscontrare tra un lemma e la sua traduzione (vd. tab. 12).

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Tab. 12 Esempi di traducenti non congruenti

Carta Lemma Significato del lemma

Traducente Significato del traducente

52r Besta fera ‘bestia feroce’ to 鴕 ‘struzzo’

52r Bicha.serpens ‘biscia’−‘serpente’

lũ 龍 ‘drago’

63r coxo ‘zoppo’ chia chio 痂脚 ‘crosta sul piede’

63v crauo ‘garofano’ tin schiã 丁香 ‘chiodo di ga-rofano’

98r Estar deitado ‘stare disteso’ 1. zoi na li sciui 在那裡睡2. 何處睡

1. ‘dormire là’2. ‘posto in cui si dorme’

101v fechar a bocca* ‘chiudere la bocca’

1. pi muoen 閉門2. 関門

1., 2. ‘chiude-re la porta’

113v Lombrigas doẽça ‘vermi’ − ‘malattia’

sin tũ 心痛 ‘cardialgia’

119v Milho pera co-mer

‘granturco per mangiare’

scio zi 菽子 ‘legumi’

137v Rastejar ‘fare lo sgam-betto’

chin cie 跟迹 ‘impronta del tallone’

* boca.

Come si accennava nel § 3, quasi tutti i lemmi del DPC sono stati desunti da una specifica fonte identificata da Messner54: il Dictionarium Latino lusitanicum & vice versa Lusitanico latinũ dell’umanista Jerónimo Cardoso (1508–1569) pubblica-to a Coimbra nel 157055. È, in particolare, dalla seconda parte dell’opera, il Dictionarium, ex Lusitano in Latinum sermonem (d’ora in poi DLLS), l’indice portoghese-latino (di oltre 12.000 entrate) che essi furono attinti. Del DLLS il DPC rilette anche l’ordine non rigorosamente alfabetico di certe sue parti (cfr., ad es., la c. 106r, con i lemmi Guardar, Guarda de gẽte etc. collocati

54 D. Messner, O primero dicionário bilingue português que utilizza uma língua estrangeira moderna, «Verba Hispanica», 5, 1995, pp. 57-65.

55 Dictionarium Latino lusitanicum & vice versa Lusitanico latinũ, cum adagio-rum ferè omnium iuxta seriem alphabeticam perutili expositione: Ecclesiasticorum etiam vacabulorum interpretatione. Item de monetis, ponderibus, & mensuris, ad præsentem vsum accommodatis, Coimbra, João de Barreira (Ioan. Barrerius).

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tra Gatear e Gaviaõ56, con la p. 50r del DLLS) e, talora, la distri-buzione dei lemmi che iniziano con la stessa sillaba in “blocchi” distinti. Sulla c. 63v del manoscritto, ad es., i lemmi CLARA cousa, CLERigo e CRiar, parzialmente scritti in caratteri maiu-scoli, corrispondono, nel DLLS (p. 28r), al primo lemma di tre “blocchi” contrassegnati e separati dalle seguenti intestazioni: ¶ Cla., ¶ Cle. e ¶ Cri. (vd. le figg. 3 e 4).

Colpisce, dal confronto del DLLS con il DPC, l’altissimo nu-mero di lemmi riportati nel manoscritto con errori ortografici (pari a ca. il 36% del totale delle entrate), sia da Ricci che da Ruggieri, ma più dal primo (che scrive erroneamente quasi la metà dei lemmi della prima parte del dizionario) che dal secondo (che scrive erro-neamente quasi il 30% dei lemmi della seconda parte dell’opera), e sorprende che quest’aspetto sia stato del tutto trascurato da coloro che hanno avuto modo di occuparsi dell’opera. Non possiamo che attribuire quest’abbondanza di infrazioni della norma ortografica portoghese ad una trascrizione dei lemmi attinti dal dizionario di Cardoso effettuata dai due missionari senza avere sottomano il te-sto, sotto dettatura in particolare, ipotizzando pertanto un lavoro di redazione che ha visto operare i due gesuiti congiuntamente e contemporaneamente per tutta la sua durata, ma sempre con di-stinti ruoli: di amanuense e di dettatore appunto. Se fu dunque Ricci a vergare i lemmi della prima parte dell’opera, fu con ogni probabilità Ruggieri ad averli selezionati dal DLLS e dettati. E se fu Ruggieri a scrivere i lemmi dalla c. 72 in poi possiamo supporre che i due missionari, ad un certo punto, abbiano stabilito di pro-cedere a ruoli invertiti. Oltreché da una non profonda conoscenza del portoghese e delle sue norme ortografiche, gli errori ortografici di cui il “lato europeo” del DPC soffre furono infatti probabil-mente causati, o agevolati, dalla stessa dettatura delle voci con una pronuncia marcatamente italiana, atto questo che giustificherebbe un frequente tipo di errore ortografico riscontrabile che consiste appunto nell’attribuire a parole portoghesi una forma grafica ita-lianizzata (molto spesso per aggiunta di doppie)57.

56 Gavião.57 Ricci: Aversario per Adversario (36r), Anpolla per Ampola (41v), Bisesto per

Bisexto (52r), caxa per caixa (55v), cambiar per cambar ‘cambiare’ (56r), chirugia per cirugia (65v) etc.

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Fig. 3 – C. 63v del Dizionario portoghese-cinese.

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Fig. 4 – P. 28r del Dictionarium Latino lusitanicum & vice versa Lusitanico latinũ di Jerónimo Cardoso, Coimbra 1570.

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Il fatto che i lemmi portoghesi del DPC siano stati attinti, pres-soché tutti, dal DLLS di Cardoso, come si è detto (§ 3), smonta l’ipotesi di Barreto circa le origini del testo. Le voci “di strada”, legate alla vita quotidiana, ed i più numerosi vocaboli propri di settori speciali del lessico (marinaresco, commerciale e militare) che egli coglie nel testo ed attribuisce alla collaborazione di mari-nai e mercanti portoghesi di Macao sono, in realtà, segni di note-vole salienza cognitiva e culturale nel contesto sociale portoghese dell’epoca che neppure un dizionario di latino può far a meno di registrare. Sono anche parole, possiamo pensare, divenute familiari a Ricci e Ruggieri data la loro pluriennale esposizione alla lingua portoghese (dal 1577 al 1583, a Coimbra, Goa, Macao ed anche sulle navi che, da Lisbona, li hanno portati sino a Macao).

Dal DLLS sono stati quindi tratti anche quei lemmi che con-sistono in parole legate al cristianesimo, come Criador, Demo-nio, Diabo, Igresia, Inferno, Peccato58 ed i vocaboli non tradotti summenzionati la cui presenza, accanto a voci prettamente seco-lari, riproduce nel testo quella commistione di sacro e profano e di alto e basso che è poi tipica di un dizionario che punta a rappresentare la lingua di un’intera società.

Sarebbe ora particolarmente interessante analizzare il signi-ficato dei traducenti che il DPC fornisce, in particolare, per quei termini prettamente teologici, nell’ottica, magari, di una tradu-zione non soltanto di vocaboli ma anche di “orizzonti di senso”, dal contesto culturale europeo-cristiano a quello “altro” cinese a cui, come si sa, è del tutto estraneo persino il concetto di Dio

Ruggieri: Desboccado per Desbocado (78r), Edificar per Edeficar (87r), Espe-rienza per Esperiencia (96v), Fritto per Frito (105r), Gallinha per Galinha (105v), Lepre per Lebre (111v), Limatura per Limadura (112v), Maccanico per Macanico (115r), masticar per mastigar (117v), Nauetta per Naueta (122r), Ordinar per Orde-nar (124v), Pelle per Pele (128v), Pinhorar per Penhorar (129r), Rodella per Rodela (140v), Sacco per Saco (142r), Settẽbre per Septembro (144v), Toccar per Tocar (149v), Virtude per Vertude (154r), Vicairo per Vigairo (154v) etc.

Comuni nel PDC sono anche errori di regole, ad es.: <ç> per <c> davanti a <e> e <i> (Çeo per Ceo ‘cielo’, c. 64v; Çinza per Cinza ‘cenere’, c. 65r), <gu> per <g> da-vanti a <a> e <o> (adagua per adaga ‘daga’, c. 35r; aguora per agora ‘ora, adesso’, cc. 37v, 38r, 108r e 132r), <qu> per <c> davanti a <o> (poquo per poco ‘poco’; c. 132v) e <s> per <ç> (cabesa per cabeça ‘testa’, c. 55r). Non mancano inoltre casi di elisio-ne, fusione e separazione illegali (d’ouo per de ouo ‘d’uovo’, c. 106v; Desdaqui per Desde aqui ‘da qui’, c. 78v; Guarda nappo per Guardanapo ‘tovagliolo’, c. 106r).

58 Peccado [sic].

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monoteisticamente inteso. Auspicando future ricerche in questa direzione, mi limiterò qui a riportare, nella tab. 13, il significato letterale di alcune traduzioni segnalando la matrice buddhista del traducente di ‘inferno’, l’ambito taoista del traducente di ‘santo’ e che quella per ‘creatore’ è una delle prime espressioni coniate in cinese per riferirsi a Dio59.

Tab. 13 Esempi di traduzione di termini teologici

Carta Lemma Significato del lemma

Traducente/i Significato del/i traducente/i

63v Criador ‘creatore’ Tien ciù sunua-nue 天主生萬物

‘signore del cielo e di tutti gli esseri’a

76r Demonio ‘demonio’ quei 鬼b ‘spirito di un morto, spirito maligno’

109v Inferno ‘inferno’ 1. ti yo 地獄 2. 隂府

1. ‘inferno’c

2. ‘dimora dei morti’

127v Peccador ‘peccatore’ hoi gin 惡人 ‘persona cattiva’

127v Peccar ‘peccare’ zo cuo 做惡 ‘fare del male’

127v Peccatod ‘peccato’ 1. zui 罪過2. 愆

1. ‘errore’2. ‘manchevolezza, colpa’

142v Santo ‘santo’ sien 仙 ‘(persona) immortale’

a Dal 1704 天主 ‘signore del cielo’ è il solo termine cinese per ‘Dio’ ammesso dalle autorità ecclesiastiche cattoliche (B. Vermander, Christianity in the Far East, in K. Brown (a cura di), Encyclopedia of Language and Linguistics, vol. 2, Elsevier, Oxford 2005, p. 406). Di esso si occupa D’Elia (Fonti ricciane: documenti originali concernenti Matteo Ricci e la storia delle prime relazioni tra l’Europa e la Cina (1579-1615), vol. I, pte. I, libri I-III: Da Macao a Nanciam (1582-1597), La Libreria dello Stato, Roma 1942, p. 186, n. 1).

b Traduce anche Diabo ‘diavolo’ (c. 83r).c Propriamente il termine designa la quinta o la sesta delle vie o destinazioni nel

ciclo del samsara, il ciclo buddhista di vita, morte e rinascita.d Peccado.

59 Fu però scritta, sia in caratteri latini che cinesi, da una mano diversa da quella di Ricci o di Ruggieri.

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6. Un cenno sul cinese rappresentato

Il cinese del DPC, l’idioletto dell’anonimo coautore hakka dell’opera, corrisponde, benché interferito da varietà linguistiche sinitiche meridionali, alla lingua di koinè, di tarda epoca Míng, del vasto e linguisticamente eterogeneo impero cinese, il cosiddet-to guanhuà (‘lingua dei funzionari’)60, o “mandarino”61, del quale è una preziosa testimonianza per via della trascrizione in caratteri latini offertane che restituisce, sia pure con un certo grado di ap-prossimazione, l’immagine fonica di un significativo numero di elementi lessicali62.

Pressoché concordemente ritenuto basato sul dialetto man-darino63 di Nanchino, città rimasta centro simbolico della Cina, malgrado il trasferimento della capitale a Pechino nel 1421, il guanhuà non deve essere però totalmente identificato né con il nanchinese né con un altro specifico dialetto, trattandosi di una lingua sopralocale non normata il cui uso, tipicamente ammini-strativo (come indica il nome), si accompagnava all’emergere di fenomeni locali particolarmente significativi in ambito fonologi-co64. Non è insomma uno standard indifferenziato, benché d’uso

60 cuõ cua nel DPC stesso (c. 99v), cuonhoa in E, pp. 27-28, che ne indica uno speci-fico contesto d’uso e, al contempo, l’ampia diffusione in Cina. «In ogni Provincia vi è una lingua propria, e molte volte più di una, non intesa dalle altre, e con tutto con lettere e libri tutto è una medesima cosa. Con tutta questa varietà di lingue ve ne è una che chiamano Cuonhoa, che vuol dire lingua forense, di che si usa nelle audentie e tribunali, la quale si impara molto facilmente in ogni provincia con il suo uso, e così sino alli putti e le donne sanno tanto di questa che possono trattare con ogni persona di altra provincia».

61 Nel DPC cuõ cua 官話 traduce, in particolare, il lemma falla mãdarin (‘parlata mandarina’) assieme a cin yin 正音 ‘pronuncia corretta’. Varie ipotesi sono state avanzate sull’origine della parola “mandarino”. Verosimilmente il vocabolo deriva dal portoghese mandar, termine con cui venivano indicati quei funzionari che aveva-no il “mandato” di trattare con gli stanieri.

62 Un tentativo di ricostruzione del sistema fonetico del cinese del DPC è offerto da P. F.-M. Yáng, The Portuguese-Chinese Dictionary of Matteo Ricci: a historical and linguistic introduction, cit., pp. 191-241; Id., Dicionário português-chinês de Michele Ruggieri e Matteo Ricci: introdução histórico-linguística, cit., pp. 29-68.

63 Nel senso ora di běifanghuà (lett. ‘lingua del Nord’).64 «At no time, however, does there appear to have been complete convergence with

Nankingese or any other dialect. The koine phonology... remained in this respect “dialec-tally abstract”. This is not to say that it was in any sense “unnatural” but rather that it combined various current phonological features in ways that were probably not found in any single dialect of the time... the phonology of a traditional Chinese koine need not have

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generalizzato, il cinese del dizionario, ma una lingua caratteriz-zata da una certa irregolarità e da oscillazioni, che, nell’essere “messa in atto” da parlanti hàn di lingua madre non mandarina, può anche rivelare un carattere “contattuale”, come l’opera, del resto, ben testimonia. Una lingua eclettica, quindi, che non ri-specchia fedelmente alcuna specifica varietà di mandarino, non parlata nativamente da nessuna comunità, ma impiegata diffu-samente nella gestione degli affari in tutto l’impero cinese: un simbolo fondamentale dell’unità del paese.

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been identical with the sound system of particular spoken dialect. And in fact, evidence suggests that local dialects as such were often not the normal media of polite conversation among the educated in traditional China... Instead a koine phonology was more often an amalgam of phonological features» (W. S. Coblin, Reflections on the study of Post-Medieval Chinese historical phonology, in D. Ho (a cura di), Dialect Variations in Chi-nese — Papers from the Third International Conference on Sinology, Linguistics Section, Institute of Linguistics, Preparatory Office, Academia Sinica, Taipei, 2002, pp. 31-32).

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